How language limits thinking and feeling

febbraio 5, 2010 di karinhofer

The mode, how our brain stores impressions, how it discerns important from non – important and why, is still a spell. There seems although an evidence, that I, when wanting consciously to remember something and independently being capable to take it from any drawer of my memory, must have acknowledged the experience with language. Not in an assembly of simple words, in the guise of a memorized poem, but it has, in whatever way, to be reflected. AND REFLECTION COMPLETELY WITHOUT LANGUAGE IS, AS FAR AS WE KNOW, TO THE HUMAN BRAIN IMPOSSIBILE.

Wie Sprache denken und fühlen limitiert

Die Art und Weise, wie unser Gehirn Eindrücke speichert, wie es dabei Wichtiges von Unwichtigem trennt und warum, ist also nach wie vor ein Rätsel. Klar dagegen scheint zu sein, dass ich, um etwas ganz bewusst erinnern zu können und es selbstständig aus einer Schublade des Gedächtnisses ziehen zu können, dieses ERLEBNIS SPRACHLICH ERFASST HABEN MUSS. Es muss dafür nicht in Worten vorliegen wie ein auswendig gelerntes Gedicht, aber es muss, wie auch immer, reflektiert sein. UND EINE REFLEKTION VOELLIG OHNE SPRACHE IST, SOWEIT WIR WISSEN, DEM MENSCHLICHEN GEHIRN NICHT MOEGLICH…

Come lingua limita pensiero e sentimento

Il modo come il nostro cervello immagazzina impressioni, come discerne importante da non importante e perché, è a tutt’ora un enigma. Evidente sembra invece, quando ho l’intento, a ricordare una cosa coscientemente e poterla ritirare in modo indipendente dai cassetti della mia memoria, che questa esperienza deve esser stata afferrata in lingua. Non deve esser presente in semplici parole come fosse un poema recitato a memoria, ma deve essere, in che modo sia, stato riflesso. E UNA RIFLESSIONE COMPLETTAMENTE SENZA LINGUA, PER QUANTO SAPPIAMO, NON è POSSIBILE AL CERVELLO UMANO.

Leggete, le cose più differenti, Vi potrebbe far amare.
Cosi mi piace.

Il nano

febbraio 3, 2010 di karinhofer


Correva fra le strade
Indaffarato con la vita
Un vano riempirsi e gonfiarsi di belletti stagionali
Eccolo che arriva
Tozzo col pantalone sempre gonfio
Il nano arriva
Il viso dimenticato fra le offese d’una vita
La pelle inspessita da troppo sole
Fame da femmina…
Storpia pesantezza infilata in agile deformità
Femmina pensava
Permanentemente
Beh…chi gli avrebbe mai dato una famiglia
Una donna incinta da coccolare
Un figlioccio tenero da baciare
tenere stretto al cuore
nessuno
Cosi dopo un lungo apprendistato
Fra le cosce più diverse sulle spiagge in estate sulle piste in inverno
Sempre nuove, sempre in partenza mai un nome oltre una settimana
é mutato, accumulando passato, in servitore d’amore
Corri nano…
La dama ti vuole
Non se lo aspettava, lui storpio e rozzo
Il principe è assente, corri nano
Incredulo che LEI lo volesse
Lei accoglieva le sue gratitudini, la sua gratuità
Lui imparava il silenzio ed il rispetto
Serviva servendosi
Non si amavano amandosi
La principessa partì
E tornò
In lei isolamento e bellezza in lizza al sicuro premio
sapeva esser dolce
Lui sapeva leggerla
Copriva i suoi bisogni di normalità
Coprendo il proprio
Lui a servire lei ad acconsentire
Lui a trovarle altre donne, il calore che le mancava, la dolcezza
Che solo la donna o il fanciullo sanno regalare
Trovava tutto per lei
Cercava tutto per lei …in lei
Il figlioccio per breve premuto al petto
Finiva fra mani di nutrice lontana
Finivano le loro vite
La cappella di marmo bianco sul monte porta… lì
alla sua destra dove c’è l’erba del prato
un rigonfiamento
una storpia deformità

Non so chi sei

gennaio 27, 2010 di karinhofer


Non so chi sei
Tornato dal lungo viaggio non con me
Qui
non tollero più la tua vista
Il viaggio
inutile sperpero
non hai imparato e come avresti potuto

Avevo speranza di ricordare
Non voglio più
Nessuna memoria mi è rimasto
Vuoto estende la sua liberazione sulle mie perfino troppo strapazzate emozioni
Non tengo nessun sentimento in gelosa custodia
Se verrai a cercarmi troverai il deserto
nero e freddo
La notte gelida infertile e sterile
Io
ci sarò
Nero velo trasparente
intravedrai nuda morbida pelle di donna innamorata
Ma non sarò più niente
anzi sarò
il niente
Vuota monotonia senza consolazione
Fortezza chiusa nel silenzio
Non ho più bisogno di te
Non voglio più il tuo sorriso abortista

Imboccami!

gennaio 27, 2010 di karinhofer

Ti ho dato tutto il vero e per mancia lo spettacolo
Dapprima l’ingenuità di prenderti per uno buono
Seguito da sguardi timidi
Regalato la fanciullesca freschezza del primo amore
Non ero una ragazzina… da tempo
Mi sono messa tacchi alti…sorridevi
Mi hai spogliato
Certo, ma certo… … godevi
Ti ho aspettato, un’intera estate
Scrivendo ogni…. ogni giorno, a mano le per te emozioni
In settembre sei ripassato a prenderti il libretto
Insieme ad un po’ di pelle
Eri cosi insicuro – tre figli
L’illusione prediletta:… con due donne
Dipingevo immagini ed illusioni… in colori cosi veri…ci credevi
Certo, ma certo… …godevi
Ho finto, ho finto per il tuo piacere
Distaccata per non soffrire – pensavo
Osservando ormai da lontano
Inventato racconti e storie, morte e nascite
Ho giocato la tua tastiera
Certo, ma certo…godevi
Fin al punto di volerti amare
Non c’era più ritorno
Hai preferito la mancia
al
Semplice amare
Affamata della tua irruente dolcezza
Della tua terribile silente violenza
Resto il tuo amore –
Amore che mi affama
non son capace
senza te
Imboccami

Omero, torta al cioccolato o come si diventa “scientificamente” felici

gennaio 23, 2010 di karinhofer

ed ecco…ho capito oggi leggendo L’Illiade perché non son riuscita a rispondere al tuo “evoluto”…:

SOCIETA’ ED ECONOMIA DEL DONO è uno dei titoli, dell’introduzione alla traduzione in un tedesco contemporaneo, intelligente e coinvolgente di Raoul Schrott, di questa opera.

Descrive i rapporti in società, quando riescono – le fazioni contrapposti – a fare a meno di rompersi il capo per il bottino. Cose come: armi, donne, schiavi, oggetti di lusso….(credo che l’ordine non sia casuale.. e non che sia cambiato molto da allora ad oggi… che vi pare?)…
cito:
… la pacifica coesistenza degli uomini è determinata da un codice d’onore che si esprime per mezzo di cose materiali: Regali.
Regali all’ospite che determinano le reciproche obbligazioni per generazioni….

Un testo di 3000 anni fa considerato alla base della nostra civiltà.

Da tempo ho smesso di fare regali. Amavo fare regali, amavo fare dolci per gli amici, ci investivo molto tempo e cura per trovare quello giusto, confezionarlo in modo individuale, con amore e dedizione. Ora ho smesso. La cosa incontra spesso incomprensione laddove c’è, ironia della circostanza, spesso un surplus, un totale di eccedenza di cose nella vita dei più. In ultima analisi intralciano e ostacolano il pensiero, la riflessione, tengono i sensi, il corpo legato ad un oggetto per sua natura limitato. Non cosi il pensiero, la riflessione, il silenzio, l’ascolto, il dialogo (quello autentico). Tutte cose che liberano e rompono i confini della nostra esistenza mentale e fisica.

Dopo tremila anni sotto i nostri occhi la stessa realtà. Il dono come obbligazione reciproca.

Credo che sia tempo alla modifica:

Il dono sostituito dal sapere scientifico e sentimentale come reciproca obbligazione.

Comincia esser difficile portare qualcosa che è poco ma sembra tanto.
Comincia essere difficile sbagliare in quanto l’altro non ti comprenderà.
Comincia esser difficile delegare ad un marchio, un brand le proprie incapacità ad relazionarsi con l’altro – in modo onesto.
Comincia esser difficile barare, almeno per i più.
Comincia esser difficile esagerare per impressionare con un doppio valore fasullo:
Il danaro (slegato da un controvalore in oro o cibo – semplifico) inflattivo e ridotto a puro simbolo a cui viene a meno la legittimazione con un semplice cambiamento di fiducia nel simbolo stesso e non più suffragato con una produzione. L’altro, l’oggetto inventato (inutile alla sopravvivenza e dignità dell’uomo) che – assorbito molta energia per esser prodotto – risulta alla fine, spesso (sempre?) dopo un po’ di tempo, inutile. Non ha nutrito né salvaguardato l’uomo.
Una cosa fasulla (danaro) che si appropria di un’altra cosa fasulla (oggetto) per innescare una obbligazione da società arretrata. Una società che possiamo paragonare alla Romania post Ceausescu.

Dico: siamo messi bene?

Il mio mondo?

I rapporti devono essere fra individui liberi e istruiti.
Saper fare una buona torta al cioccolato, distinguere invenzioni industriali di cibo da un fico maturato sull’albero, seguire il ragionamento di un filosofo intento a mediare fra scienza specializzata e comprensione di un largo pubblico, sapere che sufficiente sonno è una cosa importante per il nostro organismo come bere acqua, amare e farsi amare nutre la nostra esistenza, la lettura nutre la mente e porta oltre la comprensione del semplicemente pragmatico. Questo un’idea su quel che intendo come istruito. L’apertura alla conoscenza e al saper fare. Mettere in discussione l’acquisito e verificare sempre nuovi fonti di informazione.
La struttura dei rapporti umani uno scambio di informazioni libere, continue. Reato condannabile l’ostruzione all’accesso e il deliberato occultamento del sapere. Moralmente negativo l’inoperatività al sapere. Nei salotti, il chiachericcio fatto di sapere scientifico, minore, per questo chiacchiericcio. Piuttosto eccitiamoci con le teorie varie di un cosmo, di come una particella cambia prima durante e dopo l’impatto, perché le scimmie sono scesi dagli alberi, come si riesce a creare DNA artificiale e cosa significa per la nostra vita di tutti giorni. Come sentiamo e perché e come possiamo fare, sapendo di più, ad esser più felici, incorrere in meno sofferenza fisica e psicologica.

Caro Ale, hai voluto scrivere “evoluto” e io comincio la mia personale critica all’Illiade, un abbraccio.

Leggete, le cose più differenti, potrebbe allungarvi la vita.

Ho voglia di bellezza

gennaio 18, 2010 di karinhofer

La bellezza è semplice:

Il luogo?
Un orto un po’ pianeggiante – un po’ in collina. Circondato da alberi da frutta e, più in là da boscaglia. Sono le nove. Un bel sole mattutino di inizio estate. L’orto non è di quelli ben suddivisi per ogni ortaggio.
Quell’ordine che mette in categorie, che si comprende immediatamente, che si può imparare quando serve, che ci orienta e trasmette sicurezza. So cosa devo fare quando tutto ha un ordine. Quel ordine mi fa coltivare bene, avrò un raccolto che nutre me e la mia famiglia, qualcosa potrò vendere. (Preferirei far a meno del denaro, ma questa è un’altra storia).
La terra quella nera friabile, quando la prendi in mano, un mucchietto fra le mani congiunte a coppa, sembra più una creatura, un organismo vivo che ti può scappar di mano.
La cosa che riesco a distinguere sono i ciuffetti di rapanelli già maturi. Capisco la maturità dalla parte superiore che fa capolino dalla terra da cui emerge. Ci sono due tipi, uno con un colletto bianco in cima e poi tutto rosso, l’altro tutto rosso. Nessuna eclatante differenza nel sapore né nel valore nutrizionale.
In mezzo a loro ci sono pianticelle alte sui 30 cm che non conosco, sembrano in ottima salute ombreggiando i rapanelli è a sua volta sovrastate da piante somiglianti pomodori, solo che il colore dei frutti oltre ad essere qualcuno rosso c’è né sono anche di gialle oro. In questo apparente guazzabuglio spuntano una varietà di fiori profumati, distinguo rosa canina e rosa centifolia
la camomilla riempie alcuni spazi rimasti vuoti non ombreggiando troppo con il suo fogliame leggiadro. Là dove inizia il frutteto vedo arrampicarsi, ancora ai piedi del tronco, delle piante di fagioli, ai piedi fragoline del bosco e un’altra varietà penzoloni dai rami di un albicocco. Non lontano piante di ribes nero, rosso e bianco, un po’ prima l’uva spina. Tutte in pieno sole a far da passaggio dall’orto al frutteto, anche se nel frutteto ci sono verdure e fiori e nell’orto ci sono frutta e fiori, erbe aromatiche spuntano un’ po’ dappertutto. Non so perché ho fatto la distinzione fra orto e frutteto… mh vecchi abitudini, modi di pensare superate di fronte a questo spettacolo di sapienza di vita.
Nell’insieme una creatura complessa questo orto. Senza l’ordine conosciuto ma più vivo di ogni altro mai visto. Non viene diserbato. Spesso ci razzolano le galline. La coppia di papere e la mezza dozzina di anatre, non spesso – ma qualche volta, vengono in visita dalla non troppo vicina ansa del ruscello. A volte ci sono i cinghiali.

Quanta sperimentazione scientifica ci vuole per comprendere un sistema “mondo” che produca cibo nutriente per un uomo sano al prezzo equo? Ci deve essere un prezzo o possiamo arrivare ad un sistema che esclude il danaro sostituendo con il sapere come valuta di scambio? Quanta lingua bisogna creare per comprendere questi meccanismi? Quanto siamo convinti di aver compreso come funziona una cosa senza renderci conto che abbiamo adeguato, reso in minimi termini (vorrei dire lilliputizzato) la realtà adeguandola alla nostra capacità di comprensione, tagliando fuori – ignorando sapere ulteriore? Quanta sperimentazione sulla popolazione inerme e sotto gli occhi di tutti con cibo abbondante e privo di nutrienti? – direi alla stregua di moltissima informazione: vuota di nutrienti! Quanta sperimentazione con farmaci insicuri? Quanta deliberata manipolazione con immagini pornografiche a fine di lucro? Quanta morale ed etica a fine di lucro? Quante sostanze dopanti per un improbabile – ancora tutto da definire “human enhancement”? Quanta intenzionale e dannosa ineguaglianza?

…dobbiamo pensare in termini di abbondanza di risorse non di scarsità, le risorse ci sono, si tratta di organizzare l’informazione e la distribuzione, spegnete le televisioni restate più fermi e avrete la prima ricchezza, il vostro tempo, orientate lo sguardo sull’abbondanza del sapere, sviluppate del vostro.

Cosi mi piace, c’è molto da fare, leggete, troverete fonti di bellezza.

vivo bellezza

gennaio 18, 2010 di karinhofer


questa mattina è stata generosa
dicevo: svegliati sole, fai brillare i tuoi raggi
lei rispondeva insonnolita,
nell’ombra di un “buon giorno” da nascere
profumava di brioche appena sfornate
nel calduccio delle lenzuola la coprivo di baci
la pelle cosi morbida
intimità come burro e marmellata:
piccola serenità casalinga riempente il cosmo:

“la luna ha sostituito il sole”
siamo scoppiati in una rissata,
l’evidenza ha reso ridicola l’asserzione
il sole brilla
sempre

Vieni nel mio letto

gennaio 11, 2010 di karinhofer

Lavati… e vieni nel mio letto
Onestamente
Purifica lo sguardo
Indirizza la mente su me
Come io ho accettato
L’obeso, ipertrofico insicuro te
Tu accetta l’abbandonato me
Spostati un pochino
Ora -
Osservami
E dimmi cosa vedi
Il tuo occhio sopporta la semplicità della mia complessa solitudine?

Dopo una lunga battaglia
combattendo con desiderio, immaginazione, fantasia e sfrenato farneticare di un’improbabile futura memoria
Ho faticato … in ginocchio bagnata di lacrime mescolate alle tue….ad accettare
so d’aver amato mai cosi profondo
quando ti dico:
so-
so chi sei
e mi sta bene

Traduzione, Pornografia, Adamo ed Eva

gennaio 10, 2010 di karinhofer


Come si dice:
Dulcis in fundo… sarà Eva?

Ma andiamo per ordine, micro lezione.

Traduzione di un testo:

Traduzione inteso da una lingua in un’altra, da una cultura in un’altra, da un luogo geografico in un altro, da un’epoca in un’altra.
Un processo che porta qualcosa che non capisco in qualcosa che posso comprendere.
Bene, il traduttore sia contemporaneo o fra il contemporaneo ed il passato ha in fondo due metodi di traduzione fra se complementari a cui fare ricorso:
il modo filologico, si occupa della parola (das wörtliche), la sua verità sta in fin dei conti nell’individuazione del andamento di pensiero del suo autore, l’altra possibilità di vedere un testo è quello della sua “capacità d’effetto” (Wirkungsmaechtigkeit) = come funziona un testo per un pubblico.
A mio avviso la filologia è importante per comprendere regole e modi di pensare di altri mondi.
Non deve possibilmente inventare, mescolare, arrangiare, deve rimanere nel ristretto delle parole di un’opera limitata.
Il poeta non ha quel obbligo, pur avendo le nozioni del filologo, deve, mi sia permesso: sguazzare più ampiamente possibile nelle 60 000 e più espressioni della lingua media culturale contemporanea. Ricreare la sceneggiatura, (das Klangbild) il quadro musicale, il ritmo – la musica – il colore, la messa in scena musicale di lingua e della forma, per renderlo appetibile, gustabile, trasformarlo in esperienza musicale estetica da mettere in bocca, nel naso, negli occhi e orecchi del pubblico. Testo in vita – nella vita del contemporaneo in caso di testo antico, da una cultura nell’altra nel caso contemporaneo. Questo il poeta.

Il poeta dell’originale faceva cosi, altrimenti non avrebbe avuto pubblico.

Poi incontro il “testo” parlato del contemporaneo, stampato in grandi affissioni, urlato, messo in immagini, sms, mail, in comportamenti e blatero, in: monkey see – monkey do. Sembra tutto immediatamente comprensibile,…sembra! Sembra genuino della persona. Invece le persone sono come piccoli videoregistratori che copiano quel che vedono, sentono e lo ripetono senza rifletterci. Un esercito di copiatori con la pretesa del esser diverso, quando si sente sofisticato, altrimenti non ci pensa. …è più semplice.

Comincio la mia traduzione:

Vedo, per fare un esempio, una sfilata di moda, ma non vedo vestiti per coprimi, difendermi dal freddo, caldo, farmi sentire a mio agio nell’attività del mio esser donna, madre, educatore, casalinga, amica, compagna, pensatrice, scrittrice…no! vedo pornografia della peggiore, tacchi per alzare i posteriori, e non bisogna aver studiato antropologia comportamentale per comprendere il significato. Seno evidenziato o nudo, stoffe avviluppate – quando coprono e avviluppano qualcosa – corpi lontani dall’esser donne, corpi in amenorrea certa per deficit di massa grassa, bocche, occhi dipinte; un spettacolo – si , del grottesco.
Il tutto ripreso, come fosse qualcosa che ci rende felici, e ossessivamente amplificato su giornali, la tv – dico fosse comodo, a un giusto prezzo, qualità che dura una vita – vogliamo ricordarci che un tempo un vestito durava venti anni e più!- che bisogno c’è di spender tanto in pubblicità? Si venderebbe da se fosse giusto.
Il tutto condito o è l’ingrediente maggiore – Vi è chiaro cosa intendo!?- continuamente ammiccando e mescolandolo con l’illusione di meglio potersi accoppiare quando ci si traveste in quella maniera, possibilmente ogni tre mesi cambiando – vestito e si dice “accoppiatore/trice”?
Di mezzo sempre il danaro e l’obbligo di aderire all’andamento per rimanere nel gruppo sociale.
Accoppiare, danaro, obbligo – pornografia.

Una vita più serena e felice che soddisfa i bisogni primari e profondi della nostra essenza umana?
Investendo tempo in sapere?
Senza spendere tempo e danaro nella spasmodica ricerca di un pezzo di stoffa che da lì a poco non voglio più in più va prodotto il danaro per il tempo che spendo in ricerca del pezzo di stoffa e nel suo acquisto per ritrovarmi punto e da capo con un nulla di fatto?
… o per proseguire in un perpetuo atto di ginnastica sessuale con temporale emissione di endorfine al fine di drogarsi per ancora un altro po’? Moda – pornografia – droga.

Illuso e disperso, lontano dalla vera essenza, coercizato da schemi comportamentali, lontani da quel che umanità può essere in termini di creazione di valore ad una vita senza dolore, sofferenze, uccisioni, furto, solitudine –
Che strane traduzioni che faccio, sarà che vedo come modo di vita degno dell’intelligenza umana una vita incentrata sul metodo scientifico….. ma di questo prossimamente.

Leggete, non avete paura di aprire un libro, questo …dice: Vorrei potergli far capire che un cuore buono e affettuoso è una ricchezza, e una ricchezza sufficiente, e che senza di esso anche l’intelligenza è povertà…. è un libretto piccolo,piccolo – riporta per finire:
DOVUNQUE ERA LEI, Là ERA L’EDEN.

Cosi mi piace – molto.

Omero, cinghiali, psico – logico

gennaio 9, 2010 di karinhofer


Vediamo:
Ho finito l’ultimo post con un detto popolare, inizio questo con un altro:
Nel paese dei ciechi quello con un occhio è il re.
E questa come la sfoltiamo?

Alle prese con una lingua nuova ci imbattiamo in 5/6000 parole. Grammatica a parte, questa è la montagna da superare per poter “attaccare discorso”, direbbe mio figlio.

Qui entra in scena Omero, l’Iliade, quell’opera composta poco meno di 3000 anni fa. Bene quel opera si compone di circa 5/6000 parole.
Poche per un’opera che Platone definisce comprensivo del sapere dell’epoca. Da come fa coagulare il latte alle tecniche di guerra. Molte le semplificazioni linguistiche considerate da un punto di vista nostro, occidentale, west- europeo.
Tanto per fare un esempio quando vanno a fare l’amore Paride ed Elena si parla : “… si mescolano in amore”, lo stesso modo di espressione viene usato quando Nestore, prima di ritirarsi da Troia dice di voler stuprare ogni donna :”.. mescolarsi in amore”.

Il nostro bisogno di comprensione di stati psicologici, mettendo fare l’amore con stuprare nella stessa espressione cambiando esclusivamente contesto, non è soddisfatto in questo modo. Lingua deve riportare la sensazione psicologica. Degradante deve essere rispecchiato nella lingua, come le variazioni del sublime.

A questo aggiungo, senza fare l’elenco, le scoperte contemporanee, scientifiche. La quantità di lingua specifica che si è via via reso necessaria per descrivere scoperte e relativi processi e reazioni.
L’importanza che lingua ricopre per decifrare e comprendere bene il Psico- logico del nostro comportamento. Le emozioni. L’interpretazione dei giuochi di lingua nel contesto sociale.
Ancora devo tradurlo per chi abile del tedesco può già leggere ora.

Sono conoscenze in aggiunta, rispetto all’epos di Omero, intuizione, emozione, parole, pensiero per arrivare a comportamento modificato.

Il dizionario è valido per una o due generazioni, per chi bisognoso di stampelle – ci fa ricorso, per ricordarsi un significato magari dimenticato e da rinfrescare per dopo andare oltre e renderlo più efficace.

Certo, un buon spezzatino di cinghiale non credo abbia cambiato in composizione, gusto e preparazione dai tempi di Omero: un po’ di spezie, la carne, acqua e una lenta e lunga cottura.
Mi viene l’acquolina in bocca.

Leggete, non fatevi rubare il tempo della lettura, vi renderà più liberi.