
Lezione di vita?
Sulla spiaggia?
Ascolto l’infrangersi delle tue onde sulla mia riva
Bagnate appena le dita dei miei piedi
da spumeggianti frenetici esibizionismi d’una vita vissuta sotto i riflettori
e
della loro lunga ombra che penetra
- come l’acqua penetra ben più in profondità che la superficie bagnata possa svelare -
fra i cristalli della sabbia nell’anima tua
Cerco dissimulazione di vita vera, valori dichiarati senza esser vissuti
Capisco la difficoltà che incontra
Il testo, l’idea, la regola morale, il teorema, il dogma
Ad esser tradotto in vita vissuta
Ma pur che ricca di persone, situazioni, luoghi possa esser la tua vita
Dovrai venir ad abbeverarti alla mia fonte
Aspetto
Ho sete
novembre 11, 2010 alle 9:20 pm |
quel finale che non si chiude mi fa pensare. Sembra il serpente che si mangia la coda.
Ma anche quell’acqua che penetra in profondità, e scava, scava…e fa danni, molti più danni di quello che la superficie umida potrebbe far pensare. Un lento lavorio, meno dirompente di un incendio ma incessante.
Uhm…mi chiedo tra acqua e fuoco cosa sia meglio…
novembre 12, 2010 alle 8:56 am |
Voglio ancora altro a cui ti fa pensare il finale aperto.
Perfettamente inquadrato l’incessante lavorio, invisibile a costoro che senza occhi per l’anima brancolano nel assenza di se stessi – sia per se stessi sia nei confronti degli altri – i più cercano rifugio in religione , spiritualità o simili pseudo sicurezze senza mai riuscire ad affrontare se stessi; per una serie di incapacità o inconsapevolezze di ciò che fa bene e che fa male alla propria essenza; per l’incapacità di vedere l’insieme delle strutture e sistemi che muovono la biomassa umana
le ragioni sono, credo, a trovarsi nella necessità di relazionarsi con gli altri (siamo animali sociali, questo è un fatto oggettivo e va benissimo) e riuscire nello stesso tempo a far distanza e valutare quali sono relazioni di potenza ( che apportano forza e maturazione emozionale) e quali sono chiacchiere depauperanti; la difficoltà nell’opulenza delle informazioni di una società di abbondanza e parimenti speculare la povertà in società dove manca il pane per sopravvivere dunque esercitano coercizione sul individuo, solamente comprendendo e vedendo bene di quale forze si tratta
– solamente prendendo consapevolezza studiando (leggendo) come società è formato e quale dinamiche sono sue proprie
- solamente cosi l’individuo ha una potenziale possibilità d’essere meno esposto ad essere strumento passivo in balia di eventi esterni
non che mi illudo che si possa sfuggire a certe dinamiche, ma importante rendersene conto quando una amara o dolce trappola si chiude sopra la tua testa e tu stesso a modo di topolino fremi per il dolore o per la gioia
quando ne sei consapevole sia il dolore sia la gioia sono valore
novembre 22, 2010 alle 9:01 pm |
cos’altro fa pensare? Una difficoltà di relazione dove per difficoltà intendo solo un limite (la distanza, il tempo). Aspetti che qualcuno venga a bussare per aprire la porta ma saresti pronta ad appendere un cartello sul pomello, per invitare quel qualcuno ad entrare.